
Sulle sponde dell’Eridio: la nuova ciclabile che ricuce il legame tra uomo e natura
Un’opera ingegneristica complessa, nata "all'ombra" del nuovo collettore fognario, promette di trasformare il Lago d’Idro in un hub del turismo sostenibile, svelando tesori finora dimenticati.
Non è solo una striscia di ghiaia che costeggia l’acqua; è il tassello fondamentale di un mosaico molto più ampio. Il sogno di rendere l’intero perimetro del Lago d’Idro completamente percorribile su due ruote sta diventando realtà, unendo idealmente e fisicamente le sponde bresciane e trentine in un unico abbraccio paesaggistico.

Un’opera figlia di una sfida tecnologica
La genesi di questo tratto ciclabile è strettamente legata a un intervento infrastrutturale invisibile ma vitale: il nuovo collettore fognario di A2A. L'opera, che collega Ponte Caffaro al sistema generale di COLLETTAMENTO dell’alta Valle Sabbia, porta la firma dello Studio EMMEGI, che ne ha curato la complessa progettazione.
Sarebbe un errore, tuttavia, considerarlo un semplice "sottoprodotto" di un cantiere idraulico. La realizzazione ha richiesto infatti ben cinque anni di lavoro intenso: due dedicati a una progettazione minuziosa e tre di cantiere vero e proprio. Una sfida non da poco, che ha visto lo studio e le imprese coinvolte misurarsi con le asprezze morfologiche del terreno e con la delicata gestione dei passaggi su proprietà private, trasformando un’opera di interesse pubblico in un’opportunità di riqualificazione per tutti.

Il percorso attuale è il risultato di un sapiente lavoro di "ricucitura" ambientale. Laddove la roccia e l'acqua sembravano sbarrare il passo, sono nate scogliere artificiali e passerelle d’acciaio che scavalcano i corsi d’acqua, permettendo oggi a ciclisti e pedoni di godere di scorci un tempo inaccessibili.
"Abbiamo dovuto superare numerosi ostacoli, sia in fase di disegno che di esecuzione," spiegano i tecnici, "ma la sinergia tra competenze professionali e maestranze ha permesso di trasformare le difficoltà morfologiche in punti di forza".
L’obiettivo finale dell'opera travalica la semplice fruizione sportiva. La pista ciclabile nasce per essere il motore di una valorizzazione profonda del bacino lacustre e dell’intero comprensorio valsabbino. Il Lago d’Idro, con i suoi borghi antichi e la sua storia secolare, cerca così di attivare un nuovo rapporto tra il centro abitato e la natura circostante.
In questo scenario, la ciclabile diventa il "tramite" per conferire un’identità forte a un territorio vasto ed eterogeneo. È un invito, rivolto ai turisti ma soprattutto agli abitanti del luogo, a riscoprire quei "tesori nascosti" che per troppo tempo sono rimasti ignorati o dimenticati tra le pieghe delle montagne. Pedalare lungo queste sponde significa oggi riappropriarsi della propria storia, un chilometro alla volta.
Alcuni scatti prima e dopo i lavori











